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MELODRAMAS

for piano and narrator

Music by F. Liszt, R. Strauss and D. Milhaud


 

Narrator: Luciano Bertoli


 

Pianist: Mauro Bertoli



 

Franz Liszt (1811 - 1886) - 3 Melodramas - 3 Melologhi

1. Lenore / Eleonora S.346
2. Des Todten Dichter Liebe / L'amore del poeta morto S.349
3. Der Taurige Mönch / Il monaco triste S.348

Richard Strauss (1864 - 1949)

4. Das Schloss Am Meere / Il castello sopra il mare

Darius Milhaud (1892 - 1974) - L'album di Madame Bovary

5. Emma
6. Pastorale
7. Tristesse
8. Chanson
9. Réverie
10. Tilbury
11. Romance
12. Jeu
13. Autographe
14. La saint Hubert
15. Soupir
16. Dans Le Bois
17. Promenade
18. Pensée
19. Chagrin
20. Barcarolle
21. Dernierre Feuillet

 


 

Lenore / Eleonora S.346

IT

All’alba Eleonora balzo’ dal sonno, agitata da sogni affannosi e piangendo disse:
“Guglielmo perche’ non torni, sei morto o mi sei infedele?
E se sei infedele fino a quando indugerai?
E ancora per quanto tempo dovro’ desiderarti, quanto?”

Guglielmo, arruolato con l’esercito del Re Federico II di Prussia, combatte’ nella Guerra che si prolungo’ per 7 anni. Di Guglielmo Eleonora non aveva ricevuto nessuno scritto e non sapeva se ne fosse scampato.
Il re e l’imperatrice stanchi delle lunghe lotte ammorbidirono i loro animi inferociti e finalmente fecero pace.

Ed ogni esercito preceduto da inni, da cantici, dal fragore dei timpani, da suoni di fanfare, decorato da verdi allori, rompendo le righe ritornava alle proprie case. Ovunque e ovunque per le vie dei sentieri, vecchi e giovani andavano in contro all’eco del giubilo di chi ritornava.

“Gloria a Dio!” andavano gridando i figli e le mogli.
“Bentornati!” grida qualche sposa felice.
Ma ahime, per Eleonora, nessun saluto e nessun amore.

Ella interpellava invano il corteo, di qua, di la, cerco’ tutto l’esercito in ritirata, dimando’ tutti i nomi ma fra tanti reduci non uno v’era che le desse ragguaglio.
Oltrepassate che furono da ultimo tutte quante le schiere ella si straccio’ la nera chioma e furibonda si butto’ sul terreno.

Precipitosa la madre si getto’ su di lei: “Oddio, Misericordia, che hai, che t’avvenne figlia mia! Cara!”
E la strinse fra le braccia. “O madre, madre. E’ perduto, e’ morto! Or vada il mondo in rovina e tutto vada in rovina, in Dio non c’e’ pieta’! Non ha misericordia Iddio! Ahi me misera, misera me”

“Oh Dio assistimi, Misericordia Signore, Prega figlia mia, recita un Pater Nostrum, bambina mia. Quel che Dio fa e’ sempre ben fatto, Dio ha pieta’ di noi.”
“Oh madre, madre. Non illuderti, nulla di bene ha fatto per me il Signore, nulla. Che giovarono, che giovarono le mie orazioni! Ma ormai non ci giovano, non ce n’e’ piu’ bisogno.”

“Oh Dio aiutaci, chi riconosce in Dio il nostro Padre sa che egli soccorre i suoi figliuoli. Prega, la preghiera calmera’ il tuo strazio”
“Oh madre, madre. Questo tormento che mi consuma non ha consolazione. Nessuna invocazione a Dio restituisce ai morti la vita.”

“Ascolta figlia, se Guglielmo nella lontana terra d’Ungheria avesse rinnegato il tuo amore e si fosse inamorato di un’altra donna legandosi a lei. O figlia rassegnati, lascia andare il suo cuore laggiu’ che importa! Quando la sua anima lascera’ il corpo davanti al cospetto divino sara’ condannato e bruciera’ per il suo falso giuramento”
“Madre, Giuglielmo e’ perduto, e’ morto. I bei giorni sono un ricordo. La morte e’ il mio guadagno. Oh maledetto il giorno in cui nacqui! Spegniti luce mia, spegni per sempre. Muori sepolta nell’orrore delle tenebre. Non ha misericordia Iddio. Ahi me, misera, misera me”
“Oh Dio assistici, non giudicare questa povera creatura. Ella non sa quel che la sua lingua dice. Non trascinarla all’inferno per i suoi peccati. Dimentica figliuola mia, dimentica la tua pena qui sulla terra. Pensa al Signore, pensa alla beatitudine eterna. Implora il suo perdono e la sua grande pieta’”

“E che e’ mai madre la beatitudine eterna?. Che e’ mai o madre l’inferno?. Con Gulgielmo e’ beatitudine eterna, senza e’ l’inferno! Spengiti, luce mia spengiti in eterno. Muori sepolta nella notte e nell’orrore. Senza di lui in cielo e in terra e’ tormento, e’ profondo dolore! E non avro’ pace io, mai.”

Cosi’ a Elenora nella mente e nelle vene infuriava la disperazione. Piu’ e piu’ continuo’ temeraria ad accusare la provvidenza di Dio. Si percosse il petto, si contorse le mani, fino al tramonto del sole, fino a quando non apparvero le stele dorate nella volta del cielo.

Quand’ecco “trap trap trap” un calpestio al di fuori come di zampa di cavallo e strepitante nell’armatura un cavaliere smonta dal destriero e “tin tin tin” picchia il battaglio del portone.

“Su su apri mia cara, apri! Dormi amor mio o sei desta? Il tuo cuore mi appartiene ancora, piangi o sei lieta?”
“Oh Guglielmo, sei tu? Tu di notte, cosi tardi! Ho pianto, ho vegliato me misera! Ho tanto sofferto, e tu da dove vieni?”
“Noi selliamo i cavalli a mezzanotte, per giungere dalla Boemia. Ho cavalcato a lungo, voglio che tu venga con me!”
“Ah Guglielmo non indugiare, entra! Su presto, il vento fischia tra i roveti. Entra, vieni cuore mio a riscaldarti fra le mie braccia.”
“Lascia che il vento fischi, lascialo fischiare anima mia, lascialo fischiare. Il mio cavallo scalpita, a lungo non posso restare! Fai presto, salta in groppa, stringiti a me, ancora cento miglia per dormire nello stesso letto.”
“Attendiamo l’aurora, come potremmo in un giorno correre per cento miglia?”
“La campana batte le undici. Gira, gira lo sguardo, vedi? Brilla la luna! Noi e I morti cavalchiamo. Oggi ti porto al nostro nido.”
“E dov’e’, dimmi dov’e’? Com’e’ l’agognato letto?”
“Lontano nel silenzio, angusto…due assicelle”
“Cosi piccolo, c’e’ posto per me?”
“Per te, per me, vieni! La camera e’ gia’ pronta e gli invitati alle nozze aspettano!”

Eleonora follemente innamorata spicco’ un salto. Agile si getto’ in groppa al cavallo e con le candide mani si avvinghio’ all’amato cavaliere.
E vai vai, salta salta salta, e l’aria sibilava rotta dal fragore del galoppo. Sbuffavano cavallo e cavaliere. La terra tremava in un turbinio di sabbia e scintille. A destra, a sinistra fuggivano dinanzi al loro sguardo pascoli, lande e paesi. Sotto gli zoccoli rimbombavano i ponti.
“Hai paura mia cara? La luna brilla per noi! Via, via! La note i morti passano rapidi! E tu mia cara hai paura dei morti?”
“No. Ma lascia che I morti riposino in pace nei loro sarcofaghi”

Da lontano si ode uno strano canto e un suono sinistro rimborbare. Perche’ svolazzano i corvi? Il canto si fa sempre piu’ chiaro, e’ un canto di morte che dice “la morte e’ arrivata, signora e sovrana”.
Ed ecco avvicinarsi una comitiva funebre e recar la cassa e la bara. E il canto somigliava sempre piu’ al gracidare dei rospi negli stagni.

“Passata la mezzanotte seppelirete il cadavere con suoni, cantici e compianti. Ora io accompagno a casa la giovinetta mia sposa. Entrate con me al convito nuziale. Venite prete, sacrestano, venite con il coro a benedirci prima che ci mettiamo a giacere”

E il canto si arresta. La bara si disperde. E obbedienti alla chiamata quelli correvano veloci.
E vai vai, salta salta salta, e l’aria sibilava rotta dal fragore del galoppo. Sbuffavano cavallo e cavaliere. La terra tremava in un turbinio di sabbia e scintille.

A destra, a sinistra fuggivano innanzi al loro sguardo montagne, piante, siepi, ville, citta’, borghi.
“Hai paura mia cara? La luna brilla per noi! Via, via! La note i morti passano rapidi! E tu mia cara hai paura dei morti?”
“No. Ma lascia che i morti riposino in pace nei loro sarcofaghi”

Ecco la, la sul patibolo al lume incerto della luna una ciurma balla intorno al perro della ruota.
“Qua gentaglia! Venite, seguitemi, ballateci la giga degli sposi quando varcheremo la soglia della camera.”
E via via la marmaglia frusciava dietro i loro passi come turbine che in una selva di noccioli stride in mezzo alle foglie secche. E va, e va, e va, salta salta salta, e l’aria sibilava rotta dal gran galoppare. Sbuffavano cavallo e cavaliere. La terra tremava in un turbinio di sabbia e scintille. Ogni cosa illuminata dalla luna fulminea fuggiva veloce, lontano, come fuggivano cieli e stelle sopra di lui.

“Hai paura mia cara? La luna brilla per noi! Via, via! La note i morti passano rapidi! E tu mia cara hai paura dei morti?”
“No. Ma lascia che i morti riposino in pace nei loro sarcofaghi”

Su o mio destriero, gia’ albeggia! Fra poco tutta la sabbia sara’ passata attraverso la clessidra. Respiro la freschezza del mattino, rallenta mio morello, abbiamo finite di correre, il letto nuziale e’ ormai vicino, i morti cavalcano in furia, ecco la meta!”
Impetuoso si avvento’ a briglie sciolte contro un cancello di ferro. Ad uno sferzare di frusta la serratura si spezzo’ e le ferree imposte cigolando si spalancarono. Il destriero si diresse verso le tombe e al chiaro di luna i monumenti funebri biancheggiavano.

Guarda, guarda, un prodigio spaventoso. Uno spettacolo orribile.
Al cavaliere casco’ l’armatura a brandelli. La testa si trasformo’ in teschio, il corpo divenne scheletro armato di falce e clessidra. Non era piu’ Guglielmo ma la morte stessa.

Il nero cavallo si imbizzarri’, si inferoci’, sbuffando schizzo’ scintilla di fuoco e via eccolo sparito e sprofondato sotto la fanciulla. E gemiti si levavano nell’aria e dal fondo della fossa giunse un ululato. Palpitava all’impazzata e tremava il cuore di Eleonora sospesa tra la morte e la vita.

Gli spiriti della notte sotto il raggio della luna confusamente danzarono in tondo. Con feroci urla ripetevano questa nenia “Aspetta, abbi pazienza. S’anche il cuore ti scoppia, con Dio no, non puoi combattere! Eccoti separata dal corpo. Dio abbia misericordia della tua anima.”

EN

From sickly dream sad Leonor'
Upstarts at morning's ray:
"Art faithless, William? - or no more?
How long wilt bide away?"
He march'd in Fred'rick's war-like train,
And fought on Prague's ensanguin'd plain;
Yet no kind tidings tell,
If William speeds him well.

The king and fair Hungaria's queen
At length bid discord cease;
Each other eye with milder mien,
And hail the grateful peace.
And now the troops, a joyous throng,
With drum and uproar, shout and song,
All deck'd in garlands fair,
To welcome home repair.

On ev'ry road, on ev'ry way,
As now the crowd appears,
See young and old their path belay,
And greet with friendly tears.
"Praise God!" each child and matron cry'd,
And "Welcome", many a happy bride:
But ah! for Leonor'
No kiss remains in store!

From rank to rank, now see her rove,
O'er all the swarming field;
And ask for tidings of her love;
But none could tidings yield.
And when the bootless task was o'er,
Her beauteous ravenlocks she tore;
And low on earth she lay,
And rav'd in wild dismay.

With eager speed the mother flies:
"God shield us all from harms!
What ails my darling child?" she cries,
And snatch'd her to her arms.
"Ah! mother, see a wretch undone!
What hope for me beneath the sun!
Sure heav'n no pity knows!
Ah! me, what cureless woes!"

"Celestial pow'rs, look gracious on!
Haste, daughter, haste to pray'r.
What heav'n ordains is wisely done,
And kind its parents care."
"Ah, mother, mother, idle tales!
Sure heav'n to me no kindness deals.
O, unavailing vows!
What more have I to lose?"

"O, trust in God! - Who feels aright,
Must own his fost'ring care;
And holy sacramental rite,
Shall calm thy wild despair."
"Alas! the pangs my soul invade,
What pow'r of holy rite can aid?
What sacrament retrieve
The dead, and bid them live?"

"Perchance, dear child, he loves no more;
And, wand'ring far and wide,
Has chang'd his faith on foreign shore,
And weds a foreign bride.
And let him rove and prose untrue!
Erelong his gainless crimes he'll rue.
When soul and body part,
What pangs shall wring his heart!"

"Ah, mother, mother, gone is gone!
The past shall ne'er return!
Sure death were now a welcome boon:
O had I ne'er been born!
No more I'll bear the hateful light;
Sink, sink, my soul, in endless night!
Sure heav'n no pity knows.
Ah! me, what endless woes!"

"Help, heav'n, nor look with eye severe,
On this deluded maid;
My erring child in pity spare,
She knows not what she said.
Ah! child, all earthly cares resign,
And think of God and joys divine.
A spouse celestial, see: --
In heav'n he waits for thee."

"Oh, mother, what are joys divine?
What hell, dear mother, say?
'Twere heav'n, were dearest William mine;
'Tis hell, now he's away.
No more I'll bear the hateful light:
Sink, sink, my soul, in endless night!
All bliss with William flies;
Nor earth, nor heav'n I prize!"

Thus rav'd the maid, and mad despair
Shook all her tender frame;
She wail'd at providential care,
And tax'd the heav'ns with blame.
She wrung her hands and beat her breast,
Till parting daylight streak'd the west;
Till brightest starlight shone
Around night's darksome throne.

Now hark! a courser's clatt'ring tread,
Alarms the lone retreat;
And straight a horseman slacks his speed,
And lights before the gate.
Soft rings the bell; the startled maid,
Now lists, and lifts her languid head;
When lo, distinct and clear,
These accents reach her ear:

"What, ho! what, ho! ope wide the door!
Speak, love; -- dost wake or sleep?
Think'st on me still? -- or think'st no more?
Dost laugh, dear maid, or weep?"
"Ah! William's voice! so late art thou here?
I've wept and watch'd with sleepless care,
And wail'd in bitter woe!
Whence com'st thou mounted so?"

"We start at midnight's solemn gloom;
I come, sweet maid, from far.
In haste and late I left my home;
And now I'll take thee there!"
"O, bide one moment first my love,
Chill blows the wind athwart the grove;
And here, secure from harm,
These arms my love shall warm."

"Let blow the wind and chill the grove;
Nor wind, nor cold I fear.
Wild stamps my steed; come, haste, my love: -
I dare not linger here.
Haste, tuck thy coats, make no delay;
Mount quick behind, for e'en to-day,
Must ten-score leagues be sped
To reach our bridal bed!"

"What, ten-score leagues! canst speed so far,
Ere morn the day restore?
Hark! hark! the village clock I hear: -
How late it tells the hour!"
"See there, the moon is bright and high,
Swift ride the dead! - we'll bound, we'll fly,
I'll wager, love, we'll come,
Ere morn, to bridal home."

"Say, where is deck'd the bridal hall?
How laid the bridal bed?"
"Far, far from hence, still, cool and small;
six planks my wants bestead."
"Hast room for me?" - "For me and thee!
Come, mount behind, and haste and see
E'en now the bride-mates wait,
And open stands the gate."

With graceful ease the maiden sprung
Upon the coal-black steed,
And round the youth her arms she flung,
And held with fearful heed.
And now they start and speed amain,
Tear up the ground and fire the plain;
And o'er the boundless waste,
Urge on with breathless haste.

Now on the right, now on the left,
As o'er the waste they bound,
How flies the heath! the lake! the clift!
How shakes the hollow ground!
"Art frighted, love? The moon rides high.
What, ho! the dead can nimbly fly!
Dost fear the dead, dear maid?"
"Ah! no, - why heed the dead!"

Now knell and dirges strike the ear;
Now flaps the raven's wing;
And now a sable train appear;
Hark! "Dust to dust," they sing.
In solemn march, the sable train
With bier and coffin cross the plain.
Harsh float their accents round;
Like night's sad bird the sound.

"At midnight's hour, the corpse be laid
In soft and silent rest!
Now home I take my plighted maid,
To grace the wedding feast!
And, sexton, come with all thy train,
And tune for me the bridal strain.
Come, priest, they pray'r bestow,
Ere we to bride-bed go!"

The dirges cease - the coffin flies,
And mocks the cheated view;
Now rattling dins around him rise,
And hard behind pursue.
And on he darts with quicken'd speed:
How pants the man! - How pants the steed!
O'er hill, o'er dale they bound;
How sparks the flinty ground!

On right, on left, how swift the flight
Of mountains, woods, and downs!
How fly on left, how fly on right,
The hamlets, spires and towns!
"Art frighted love? The moon rides high.
What ho! the dead can nimbly fly!
Dost fear the dead, dear maid?"
"Ah! leave, ah! leave the dead!"

Lo, where the shadowy mob, by moon's pale light,
Disports with lightsome heel.
"Ho! hither, rabble, hither come,
and haste with me to bridal home.
There dance in grisly row,
When we to bride-bed go.
There dance in grisly row,
When we to bride-bed go.

He spoke, and o'er the cheerless waste,
The rustling rabble move;
So sounds the whirlwind's driving blast,
Athwart the wither'd grove.
And on he drives with fiercer speed;
How pants the man! how pants the steed!
O'er hill and dale they bound;
How sparks the flinty ground!

And all the landscape, far and wide,
That 'neath the moon appears;
How swift it flew, as on they glide!
How flew the heav'ns, the stars!
"Art frighted love? The moon rides high.
What ho! the dead can nimbly fly!
Dost fear the dead, dear maid?"
"Oh heav'ns! - Ah! leave the dead!"

"The early cock, methinks I hear:
My fated hour is come!
Methinks I scent the morning air:
Come, steed, come haste thee home!
Now ends our toil, now cease our cares: -
And, see, the bridal house appears.
How nimbly glide the dead!
See, here, our course is sped!"

Two folding grates the road belay,
And check his eager speed;
He knocks, the pond'rous bars give way,
The loosen'd bolts recede.
The grates unfold with jarring sound;
See, new-made graves bestrew the ground,
And tomb-stones faintly gleam,
By moonlight's pallid beam.

And now, O frightful prodigy!
(As swift as lightning's glare)
The rider's vestments piecemeal fly,
And melt to empty air!
His poll a ghastly death's head shews.
A skeleton his body grows;
His hideous length unfolds,
And scythe and glass he holds!

High rear'd the steed, and sparks of fire
From forth his nostrils flew;
He paw'd the ground in frantic ire,
And vanish'd from the view.
Sad howling fill the regions round;
With groans the hollow caves resound;
And death's cold damps invade
The shudd'ring hapless maid!

And lo, by moonlight's glimm'ring ray,
In circling measures hie
The nimble sprites, and as they stray,
In hollow accents cry:
"Though breaks the heart, be mortals still;
Nor rail at heav'n's resistless will.
And thou, in dying pray'r,
Call heav'n thy soul to spare!"

DE

Lenore fuhr ums Morgenrot
Empor aus schweren Träumen:
"Bist untreu, Wilhelm, oder tot?
Wie lange willst du säumen?" -
Er war mit König Friedrichs Macht
Gezogen in die Prager Schlacht
Und hatte nicht geschrieben,
Ob er gesund geblieben.

Der König und die Kaiserin,
Des langen Haders müde,
Erweichten ihren harten Sinn
Und machten endlich Friede;
Und jedes Heer, mit Sing und Sang,
Mit Paukenschlag und Kling und Klang,
Geschmückt mit grünen Reisern,
Zog heim zu seinen Häusern.

Und überall, allüberall,
Auf Wegen und auf Stegen,
Zog alt und jung dem Jubelschall
Der Kommenden entgegen.
"Gottlob!" rief Kind und Gattin laut,
"Willkommen!" manche frohe Braut;
Ach! aber für Lenoren
War Gruß und Kuß verloren.

Sie frug den Zug wohl auf und ab
Und frug nach allen Namen;
Doch die erwünschte Kundschaft gab
Nicht einer, so da kamen.
Als nun das Heer vorüber war,
Zerraufte sie ihr Rabenhaar
Und taumelte zur Erde
Mit wilder Angstgebärde.

Die Mutter lief wohl hin zu ihr:
"Ach! daß sich Gott erbarme!
Du trautes Kind! was ist mir dir?"
Und schloß sie in die Arme.
"O Mutter, Mutter! Hin ist hin!
Nun fahre Welt und alles hin!
Gott heget kein Erbarmen;
O weh, o weh mir Armen!" -

"Hilf Gott! Hilf! Sieh' uns gnädig an!
Kind, bet' ein Unser Vater!
Was Gott thut, das ist wohlgetan,
Gott, deines Heils Berater!" -
"O Mutter, Mutter! Eitler Wahn!
Gott hat an mir nicht wohlgetan!
Was half, was half mein Beten?
Nun ist's nicht mehr von nöten!" -

"Hilf, Gott! hilf! Wer den Vater kennt,
Der weiß, er hilft den Kindern.
Das hochgelobte Sakrament
Wird deinen Jammer lindern." -
"O Mutter, Mutter, was mich brennt,
Das lindert mir kein Sakrament!
Kein Sakrament mag Leben
Den Toten wiedergeben!" -

"Hör' Kind! Wie, wenn der falsche Mann
Im fernen Ungerlande
Sich seines Glaubens abgethan
Zum neuen Ehebande?
Laß fahren, Kind, sein Herz dahin!
Sein Herz hat's nimmermehr Gewinn!
Wann Seel und Leib sich trennen,
Wird ihn sein Meineid brennen!" -

"O Mutter, Mutter! hin ist hin!
Verloren ist verloren!
Der Tod, der Tod ist mein Gewinn!
O wär ich nie geboren!
Lisch aus, mein Licht! auf ewig aus!
Stirb hin! stirb hin! in Nacht und Graus!
Kein Öl mag Glanz und Leben,
Mag's nimmer wiedergeben!" -

"Hilf Gott! hilf! Geh' nicht ins Gericht
Mit deinem armen Kinde!
Sie weiß nicht, was die Zunge spricht;
Behalt' ihr nicht die Sünde!
Ach Kind, vergiß dein irdisch Leid
Und denk' an Gott und Seligkeit,
So wird doch deiner Seelen
Der Bräutigam nicht fehlen!" -

"O Mutter! Was ist Seligkeit?
O Mutter, was ist Hölle?
Bei Wilhelm nur wohnt Seligkeit;
Wo Wilhelm fehlt, brennt Hölle!
Lisch aus, mein Licht! auf ewig aus!
Stirb hin! stirb hin! in Nacht und Graus!
Ohn' ihn mag ich auf Erden,
Mag dort nicht selig werden!" - -

So wütete Verzweifelung
Ihr in Gehirn und Adern.
Sie fuhr mit Gottes Fürsehung
Vermessen fort zu hadern,
Zerschlug den Busen und zerrang
Die Hand bis Sonnenuntergang,
Bis auf am Himmelsbogen
Die goldnen Sterne zogen.

Und außen, horch! ging's trap trap trap,
Als wie von Rosses Hufen,
Und klirrend stieg ein Reiter ab
An des Geländers Stufen.
Und horch! und horch! den Pfortenring
Ging lose, leise, klinglingling!
Dann kamen durch die Pforte
Vernehmlich diese Worte:

"Holla! Holla! Thu' auf, mein Kind!
Schläfst, Liebchen, oder wachst du?
Wie bist noch gegen mich gesinnt?
Und weinest oder lachst du?" -
"Ach, Wilhelm! du? - So spät bei Nacht?
Geweinet hab' ich und gewacht;
Ach! großes Leid erlitten!
Wo kömmst du geritten?" -

"Wir satteln nur um Mitternacht.
Weit ritt ich her von Böhmen:
Ich habe spät mich aufgemacht
Und will dich mit mir nehmen!" -
"Ach, Wilhelm! erst herein geschwind!
Den Hagedorn durchsaust der Wind!
Herein, in meinen Armen,
Herzliebster, zu erwarmen!" -

"Laß sausen durch den Hagedorn,
Laß sausen, Kind, laß sausen!
Der Rappe scharrt! es klirrt der Sporn;
Ich darf allhier nicht hausen!
Komm, schürze, spring' und schwinge dich
Auf meinen Rappen hinter mich!
Muß heut' noch hundert Meilen
Mit dir ins Brautbett eilen." -

"Ach! wolltest hundert Meilen noch
Mich heut' ins Brautbett tragen?
Und horch! Es brummt die Glocke noch,
Die elf schon angeschlagen." -
"Komm', komm'! der volle Mond scheint hell;
Wir und die Toten reiten schnell,
Ich bringe dich, zur Wette,
Noch heut' ins Hochzeitbette." -

"Sag' an! wo? wie dein Kämmerlein?
Wo? wie das Hochzeitbettchen?"-
"Weit, weit von hier! Still, kühl und klein! -
Sechs Bretter und zwei Brettchen!" -
"Hat's Raum für mich?" - "Für dich und mich!
Komm', schürze, spring' und schwinge dich!
Die Hochzeitsgäste hoffen;
Die Kammer steht uns offen." -

Und Liebchen schürzte, sprang und schwang
Sich auf das Roß behende;
Wohl um den trauten Reiter schlang
Sie ihre Lilienhände,
Haho! Haho! ha hopp hopp hopp!
Fort ging's im sausenden Galopp,
Der volle Mond schien helle;
Wie ritten die Toten so schnelle!

Zur rechten und zur linken Hand
Vorbei vor ihren Blicken
Wie flogen Anger, Heid' und Land!
Wie donnerten die Brücken!
"Graut Liebchen auch? - Der Mond scheint hell!
Hurra! Die Toten reiten schnell!
Graut Liebchen auch vor Toten?" -
"Ach nein! doch laß die Toten!"

Was klang dort für Gesang und Klang?
Was flatterten die Raben?
Horch, Glockenklang! Horch, Totensang!
"Laßt uns den Leib begraben!"
Und näher zog ein Leichenzug,
Der Sarg und Totenbahre trug.
Das Lied war zu vergleichen
Dem Unkenruf in Teichen.

"Nach Mitternacht begrabt den Leib
Mit Klang und Sang und Klage!
Erst führ' ich heim mein junges Weib;
Mit, mit zum Brautgelage!
Komm', Küster, hier! Komm mit dem Chor
Und gurgle mir das Brautlied vor!
Komm', Pfaff', und sprich den Segen,
Eh' wir zu Bett uns legen!"-

Still Klang und Sang - Die Bahre schwand. -
Gehorsam seinem Rufen
Kam's, hurre! hurre! nachgerannt
Hart hinters Rappen Hufen,
Haho! haho! ha! hopp, hopp, hopp!
Fort ging's im sausenden Galopp;
Der volle Mond schien helle;
Wie ritten die Toten so schnelle! -

Wie flogen rechts, wie flogen links
Die Hügel, Bäum' und Hecken!
Wie flogen links und rechts und links
Die Dörfer, Städt' und Flecken!
"Graut Liebchen auch? Der Mond scheint hell!
Hurra! Die Toten reiten schnell!
Graut Liebchen auch vor Toten?" -
"Ach! Laß sie ruhn, die Toten!" -

Sieh' da! Juchhei! Am Hochgericht
Tanzt um des Rades Spindel,
Halb sichtbarlich, bei Mondenlicht,
Ein luftiges Gesindel.
"Sa! sa! Gesindel, hier! komm' hier!
Gesindel, komm und folge mir!
Tanz' uns den Hochzeitreigen,
Wann wir das Bett besteigen!" -

Und das Gesindel, husch, husch, husch!
Kam hinten nach geprasselt,
Wie Wirbelwind am Haselbusch
Durch dürre Blätter rasselt.
Haho! haho! ha! hopp, hopp, hopp!
Fort ging's im sausenden Galopp;
Der volle Mond schien helle;
Wie ritten die Toten so schnelle! -

Wie flog, was rund der Mond beschien,
Wie flog es in die Ferne!
Wie flogen oben überhin
Der Himmel und die Sterne!
"Graut Liebchen auch? Der Mond scheint hell!
"Hurra! die Toten reiten schnell!
Graut Liebchen auch vor Toten?" -
"O weh! Laß ruhn die Toten!" - - -

"Rapp'! Rapp'! Mich dünkt, der Hahn schon ruft, -
Bald wird der Sand verrinnen. -
Rapp'! Rapp'! Ich wittre Morgenluft,
Rapp'! Tummle dich von hinnen! -
Vollbracht! Vollbracht ist unser Lauf!
Das Hochzeitsbette thut sich auf;
Wir sind, wir sind zur Stelle;
Ha! reiten die Toten nicht schnelle?" -

Rasch auf ein eisern Gitterthor
Ging's mit verhängtem Zügel;
Mit schwanker Gert' ein Schlag davor
Zersprengte Schloß und Riegel.
Die Flügel flogen klirrend auf,
Und über Gräber ging der Lauf;
Es blinkten Leichensteine
Ringsum im Mondenscheine.

Ha sieh'! ha sieh'! Im Augenblick,
Hu! hu! ein gräßlich Wunder!
Des Reiters Koller, Stück für Stück,
Fiel ab wie mürber Zunder,
Zum Schädel ohne Zopf und Schopf,
Zum nackten Schädel ward sein Kopf;
Sein Körper zum Gerippe
Mit Stundenglas und Hippe.

Hoch bäumte sich, wild schnob der Rapp'
Und sprühte Feuerfunken;
Und hui! war's unter ihr hinab
Verschwunden und versunken!
Geheul! Geheul aus hoher Luft,
Gewinsel kam aus tiefer Gruft;
Lenorens Herz, mit Beben,
Rang zwischen Tod und Leben.

Nun tanzten wohl bei Mondenglanz
Rundum herum im Kreise
Die Geister einen Kettentanz
Und heulten diese Weise:
"Geduld! Geduld! Wenn's Herz auch bricht!
Mit Gottes Allmacht hadre nicht!
Des Leibes bist du ledig;
Gott sei der Seele gnädig!"



Des Todten Dichter Liebe / L'amore del poeta morto S.349

IT

Nel bosco echeggia il canto dell’usignolo, da lontano giunge dolcemente il suono di un flauto.
Il ruscello, scorrendo giu’ nella valle, bacia i filari di rose che si piegano sull’onde; Zefiro bacia l’arbusto e le api la campagna.
“E soltanto noi, cara, in tutto il creato, non dovremmo baciarci? E soltanto noi non dovremmo baciarci? Io, tu e il bambino, trinita’ perfetta! In grembo alla mia donna il mio bambino sorridente, ancora una volta questo sorriso pieno di purezza celestiale! D’amore deve ora suonare la mia lira, un canto d’amore voglio ora cantare, un canto d’amore per il mio bambino. Voglio cantare un canto d’amore al mio piccino, che oggi gli risuona ancora come una ninna nanna; ma quando egli lo capira’, allora cantaglielo moglie mia, poiche’ dalla madre il canto riceve una melodia piu’ soave. Digli che cos’ero e che cosa sono diventato, come vivevo felice quando vivevo con te, moglie mi ache la sorte presto ti potrebbe privare di me. E se morissi, quando le foglie cadranno, oh dimmi, potresti tu dimenticarmi? Si puo’ facilmente morire , la dove mi si chiama, e insieme morira’ in te anche il mio amore?”
“Mai, caro, si raffreddera’ il mio amore, e se le potenze della morte porranno fine alla tua vita, la tua tomba accolga anche me e tuo figlio!”
“Si puo’ facilmente morire, la dove mi si chiama; l’orrido mietitore nel campo delle battaglie non sceglie la vittima, ne si da pensiero se colui che le ombre eterne circondano cadra’ nell’oblio appena morto o se quaggiu’ si e’ acquistato eterna gloria. Mai la fama fu un vantaggio di fronte alla morte”
Strombettio e rombo e cavalla scalpitanti, frastuono di battaglia di eserciti esasperati, nozze, dove i baci si danno col ferro, e vermi che rodono il banchetto della tomba, gemito delle campane e lamento dei moribondi. E in una effimera calma il risuonare della lira: “Avanti! A cadere da eroi!”
Da un albero privo di foglie un corvo gracchia: “La battaglia e’ finite, nel campo insanguinato la messe e’ sparita, la falce ha compiuto tutto il suo lavoro”
“Tu, messaggero delle battaglie, puoi dirmi la sorte dell’eroe, del cantore, del valoroso, del mio amatissimo marito?”
Risponde il corvo: “Dunque ambedue lo amavamo! Egli trascino’ alla lotta molte schiere di prodi, ed essi divennero dibo per me e per i miei simili, percio’ piango per lui. Tu non aspettarlo! Fra cento egli dorme sepolto sul fondo, noi lo piangiamo, lui che nessuno ci salva piu’”
“Io sempre lo piangero’, io la vedova, fino alla notte di nozze!”
Fino alle nuove nozze un alito di vento lacera il velo della vedova tessuto cosi’ rado; I cuori delle donne non sono d’acciaio e meravigliosamente li consola un buon pretendente.
“Lasciate in pace i morti, si rallegrino i cuori! Il morto non e’ geloso! Con carezze e giochi goditi, o bella, la gioia delle nozze”
La coppia danza su allegri motivi; al braccio del suo secondo sposo, la donna meravigliosa; con corone multicolori, l’ornamento nuziale, ondeggiano addosso al capo e al corpo fiorente. Oh ore beate che trascorrono quietamente quando labbra e occhi al sonno si chiudono, e due cuori solamente vegliano e battono. E due cuori solamente vegliano e battono.

Ma improvvisamente dalle umide tombe appare un fantasma. Sul teschio ghignante un colbacco coronato, nel cavo degli occhi un’orrida luce e mostra dalla ferita a lui inferta nel petto, uno stemma senza corona che lo ricopre, e che rivela la sua patria. E parla, ma non e’ la bocca, bensi la ferita sanguinante a parlare.
“Cuor mio, mio mondo, mia beatitudine, da tempo languivo per te nell’oscura dimora, per te e il nostro bambino il mio letto e’ gia’ pronto, basta a noi tre: la si dorme sicuri. La notte li e’ lunga, e lontano e’ il mattino. E’ mezzanotte cara, vieni a dormire! Vieni a dormire con me, nella mia casa graziosa; il tetto e’ coperto di verde prato intessuto di fiorellini azzurri e d’oro, l’interno e’ decorato di pietra colorata, e ornato di oggetti meravigliosi, e’ ornato con le cose piu’ belle, che affascianano gli uomini, con le ossa dei piu’ nobili eroi”
“Vattene, levati di qui, fantasma menzognero! Tu tenti invano di farti credere mio marito. Il tuo volto mi e’ estraneo, i miei occhi non ti hanno mai veduto, mai potrei riconoscere in te il mio diletto!”
Allora ride il fantasma, stridendo orribilmente:
“Ha ha ha, che singolare scherzo dal mondo putrescente! Hai ragione bella mia! Abito insieme a molti compagni e, nella quantita’ di teschi o fatto confusione, e nella fretta, inceve del mio ne ho preso un altro. Ritorno la dove ho commesso l’errore, e vengo di nuovo, finche ritrovo il giusto teschio fra i tanti sbagliati”
Cosi parla lo spirito e sparisce. E di nuovo ritorna verso mezzanotte: narra come vivono i morti nella tomba, cosa sognano coloro che dormono il sonno eterno, cosa c’era di nuovo nei tempi antichi, parla di speranze da lungo gia’ perdute e canta la canzone d’amore che un tempo cantava.
“E’ lui, ma la testa non e’ sua, e’ quella di un altro!”
Ed egli continua a portare altri poiche’ ha libera scelta di maschere di vecchi, di giovani, di saggi, che furono sepolti insieme sotto un’unica stele.
“Venite!” Egli dice alla donna e al figlioletto. Essi balzano spaventati dal sonno
“Oh no, non condurci via da qui!”
Egli chiama insistentemente sua moglie e suo figlio. Ogni vent’anni ritorna e quando esce dalla tomba i rovi gli strappano le vesti e I brandelli fluttuano nel vento. Egli deperisce sempre piu’ e diventa quasi un’ombra che sguscia via, svanisce, e sospirando e bisbigliando ripete: “Venite”
La donna incanutisce e il figlio, da ragazzo vigoroso qual’era, diventa un vecchio dall’atteggiamento stanco,con grande dolore della madre. Il suo cuore e’ malato, il suo cuore e’ greve e lo trascinana verso la terra.
“Oh, trova finalmente il tuo volto, oramai non temiamo piu’ le tue visite notturne. Noi le aspettiamo, le aspettiamo sospirando!”
Allora il richiamo dell’amore lo sveglia dal sonno. Appare ancora prima di mezzanotte, con il viso luminoso, lo sguardo impavido e la bocca sorridente come prima, e da se allontana la lira e la spada, poiche’ ora fara’ cio’ che da molto tempo desidera: abbracciare suo figlio e la sua sposa.
E li conduce con se lontano, dove il verde della sua tomba ogni anno si rinnova, dove brilla un cespuglio pieno di rose, che sparge petali odorosi sulla tomba.
Cosi egli prese con se tutto cio’ che gli apparteneva, e solo ora c’e’ pace fra i morti, e brilla la stella della sua fama.
Risuona il canto dell’usignuolo nel bosco. Il pastore canta la canzone del poeta, un lampo trema lontano nel cielo verso il tramonto. L’ape ronza in cerca del fiore, e laggiu’ sotto la fredda terra il poeta morto sussurra: “Mia cara resteremo cosi, abbracciati, in eterno”

EN English Translation © by Ferdinando Albeggiani

The grove echoes with the songs of the nightingales,
The sound of the shawms rings sweetly from the distance;
The mountain stream that is [now] trickling in the valley
Kisses the roses that, in rows, incline themselves to the waves,
The zephyr [kisses] the bushes, the bee [kisses] the meadow, --
And only we, my beloved, in all of nature,
We should not kiss one another?

And only we should not kiss one another?
I, you and the child, the trinity of hearts!
On the lap of my wife [sits] my smiling child,
Once again this smile of heavenly purity!
Of love shall now my lyre resound,
A song of love would I now sing,
A song of love to my little son.

A song of love would I sing to my little son,
That now would still seem to him like a nursery song;
But once he understands it, then sing it to him [again],
When his mother sings it, it gains a much lovelier sound.
Tell him what I was, what became of me,
How happily I lived because I lived with you, --
My wife, and perhaps soon my widow.

My widow perhaps, by the time the leaves fall in autumn,
Oh tell me, could you forget me?
One can die so easily there whither I am called,
Will your love for me also die in the meantime? --
"Never shall my love grow cold, my beloved!
And if the powers of death end your life,
Then may your grave enclose us both!"

One can die easily there whither I am called;
The grim reaper on the field of battle,
He does not choose his victims, nor does it matter to him
If he who is darkened by eternal shadows
Is doomed to be forgotten as soon as he is dead,
Or has gained eternal renown down here [on earth];
Death never had any use for the lyre!

But blaring and roaring and the stamping of horses,
The battle cry of embittered armies,
The wedding at which kisses of iron are given,
And the worms of the grave consume the festive meal. --
The whimpering of the bells, the groans of the dying,
And in the brief quiet, the sound of the lyre,
The [call] "forward" to fall as heroes.

Down from a leafless tree,
A raven caws: "The battle has ended,
On the bloody field the harvest is over,
The scythe has completed all its work." --
"You messenger of battles, tell me the fate of the hero,
[The fate of] the singer, the valiant one,
My ardently loved husband!"

The raven answers: "So we both loved him! --
He drove many brave columns [of soldiers] into the battle
And they became fodder for me and my kind,
Therefore I weep for him; -- as for you, do not wait for him!
Under hundreds he sleeps, bedded at the bottom.
We grieve for him, whom no one can ever rescue for us,
I forever, -- the widow [only] until her [next] wedding night!" --

Until during [her] new wedding night a gust of wind
Tears the so loosely woven veil of the widow;
The hearts of women, they are not made of steel,
And enchantingly a courteous suitor comforts her: --
Let the dead rest, let our hearts rejoice!
The dead one is not jealous! With caressing and jesting
Rejoice, you beautiful one, in the joy of a bride.

The bridal couple dances to joyful tunes:
In the arm of her second [husband] the lovely woman;
Colourful wreaths, the bridal adornment,
Flutter about her head and her body, radiant with life.--
Oh blessed hours that pass by quietly,
When lips and eyes close in slumber,
Only two hearts are waking and beating.

Only two hearts are waking and beating,--
There suddenly appears a ghost
From the graves, the damp ones,
On his grinning skull a garlanded Turkish cap,
In the eye sockets a horrible gleam;
Bearing witness to the wound in his breast
Is the crownless coat of arms of the fatherland,
That, bloody, covers his breast.

And it is not the mouth that speaks, only the bloody wound:
"My heart, my world, my joy,
I have long languished for you in a dark dwelling,
My bed is already prepared for you and for the child,
It is enough for the three of us; one sleeps safely there.
The night is long there, and morning is far off,
It is midnight, love, come to bed!"

"Come to bed with me in my lovely house,
The roof is covered over with green grass,
Interwoven with blue and gold flowerets,
The interior is inlaid with colourful rocks,
And adorned with wonderfully magnificent things,
With the most beautiful bones, that cause mankind to fall into raptures,
With the bones of the noblest heroes."--

"Go, take yourself off, you lying spirit!
In vain do you dare to call yourself my husband:
Your visage is strange to me, my eyes have never gazed upon you,
Never could I recognize my dear [late husband] in you!"
At that the ghost's laugh shrills horribly: "ha ha -- ha!
What a strange jest from the realm of decay!
You're right, my beautiful one!

I live together with many comrades,
And, bewildered by the multitude of skulls,
In my hurry I took up another instead of my own;
I shall return now to where I made such a dreadful mistake,
And shall come back when I find the correct skull,
My own, amongst all the wrong ones."
Thus spake the ghost and vanished.

And again he appears at midnight;
He tells of how the dead live in the grave,
What the slumbering ones dream in their eternal sleep,
What new things came to pass in old times;
Of hopes he speaks that have long faded away,
And the love song he sings, that once he sang; --
It is he, but his head is [that of] another!

And each night he brings a new visage;
Verily he has his choice of masks,
Those of the old and the young, [those] of the serious and the merry,
Who were all buried under one marker!
Come! he calls to his wife and his little son;
They awaken in shock from their rest;
"Oh no! do not take us from here!"

Persistently he calls his wife and his child.
And for twenty years he returns again and again.
As he emerges from the grave, the thorns tear
His clothes, and the tatters flutter in the wind;
He himself decays more and more and dwindles
To a shadow that flits along the wall,
And still he whispers: Oh come!

The wife's hair turns grey, and the son, though a youth,
Becomes like an old man with life-weary demeanor,
To the mother's agony, -- his heart is sick,
His heart is heavy, he is drawn [down] to the earth.
"Oh find your own face already,
We no longer fear your nightly appearance,
We await it, we await it with sighs!"

And the call of love awakens him from sleep;
He appears when it is yet before the midnight hour,
With the glowing face, the courageous gaze,
And with the smiling lips of prior days;
And he throws his lyre and his sword from him,
For now he shall, what he has long desired,
[He shall] embrace his child and its mother.

And he leads them far away with him,
To where the green of his grave renews itself each year,
Over it a rosebush glows,
And scatters scented petals over his grave; --
Thus he took everything that was his below
And finally now the dead were able to rest in the grave,
And the star of his renown was able to shine.

Resoundingly the nightingale sings its song in the bushes,
The shepherd sings our poet's lay,
Summer lightning trembles in the distance
In the heavens at sunset,
The bee is buzzing about the emerging flowers,
And below the dead one whispers: My love,
Now we shall embrace each other in all eternity!

DE

Der Hain widerhallt von der Nachtigall Sang,
Süß tönt aus der Ferne der Klang der Schalmein;
Es küßt der im Tale hinrieselnde Bergbach
Der Rosen zur Welle sich neigende Reih'n,
Den Strauch der Zephyr, und die Biene die Flur, --
Und wir nur, Geliebte, von aller Natur,
Wir sollten einander nicht küssen?

Und wir nur sollten einander nicht küssen?
Ich, du und das Kind, der Herzen Dreieinheit!
Im Schoß meines Weibes mein lächelndes Kind,
Noch einmal dies Lächeln voll himmlischer Reinheit!
Von Liebe soll jetzt meine Leier erklingen,
Ein Lied von der Liebe will jetzund ich singen,
Ein Lied von der Liebe dem Söhnlein.

Ein Lied will ich singen von Liebe dem Söhnlein,
Das heut noch ihm klingt wie Ammengesang;
Doch wenn ers begreifet, dann sing es ihm vor,
Von der Mutter gewinnt es viel holderen Klang.
Sag ihm, was ich war, was geworden aus mir,
Wie glücklich ich lebte, weil lebend mit dir, --
Mein Weib, und bald vielleicht Witwe.

Meine Witwe vielleicht, bis im Herbste das Laub fällt,
O sage mir, könntest du meiner vergessen?
Leicht kann man dort sterben, wohin man mich rufet,
Stirbt auch meine Liebe bei dir unterdessen? --
«Nie soll meine Liebe, Geliebter, erkalten!
Und enden dein Leben des Todes Gewalten,
Umschließe dein Grab auch uns beide!»

Leicht kann man dort sterben, wohin man mich rufet;
Der schreckliche Schnitter im Felde der Schlachten,
Nicht wählt er die Opfer, noch mag es ihn kümmern,
Ob der, den die ewigen Schatten umnachten,
Dem Vergessen verfallen, sobald er gestorben,
Oder ewigen Ruhm sich hienieden erworben,
Nie frommte dem Tode die Leier!

Doch Geschmetter und Dröhnen und stampfende Rosse,
Das Schlachtengeheul von erbitterten Heeren,
Die Hochzeit, wo die Küsse vom Eisen gegeben,
Und Würmer des Grabes das Gastmahl verzehren. --
Das Wimmern der Glocken, der Sterbenden Stöhnen.
Und in flüchtiger Stille der Leier Ertönen,
Das «Vorwärts!» wie Helden zu fallen.

Von einem entblätterten Baume hernieder
Krächzet ein Rabe: «Zu End ist die Schlacht,
Auf dem blutigen Feld ist die Ernte vorüber,
Die Sense hat all ihre Arbeit vollbracht.» --
«Du Bote der Schlachten, das Schicksal des Helden,
Des Sängers, des tapfern, sollst du mir melden.
Meines heißgeliebten Gatten!»

Antwortet der Rabe: «So liebten wir beid' ihn! --
Er trieb in den Kampf vieler Wackeren Reih'n,
Und sie wurden zur Speise für mich und die meinen,
Drum wein ich um ihn; -- du harre nicht sein!
Unter Hunderten schläft er zu unterst gebettet,
Wir trauern um ihn, den uns Niemand mehr rettet,
Ich stets, -- bis zur Brautnacht die Witwe!» --

Bis zur neueren Brautnacht zerreißet ein Windhauch
Der Witwe so locker gewobenen Schleier;
Die Herzen der Frauen, sie sind nicht von Stahl,
Und zauberhaft tröstet ein artiger Freier: --
Laßt ruhen die Toten, sich freuen die Herzen!
Nicht eifert der Tote! Mit Kosen und Scherzen
Erfreue dich, Schöne, des Brautglücks.

Es tanzet bei fröhlichen Weisen das Brautpaar:
Am Arm ihres Zweiten das herrliche Weib;
Buntfarbige Kränze, der bräutliche Schmuck,
Umflattern ihr Haupt und den blühenden Leib. --
O selige Stunden, die stille verfließen,
Wo Lippen und Augen im Schlummer sich schließen,
Zwei Herzen nur wachen und pochen.

Zwei Herzen nur wachen und pochen. --
Da plötzlich erscheint ein Gespenst
Aus den Gräbern, den feuchten,
Auf grinsendem Schädel einen bekränzten Kalpag,
In den Höhlen der Augen ein schauerlich Leuchten;
Von der in die Brust ihm geschlagenen Wunde
Gibt das kronlose Wappen des Vaterlandes Kunde,
Das blutig die Brust ihm bedecket.

Und es spricht, nicht der Mund, nur die blutende Wunde:
«Mein Herz, meine Welt, meine Seligkeit,
Längst schmachte nach dir ich in dunkler Behausung,
Für dich und das Kind ist mein Bett schon bereit,
Es genüget uns Drei'n; dort schläft man geborgen.
Lang währet die Nacht dort, und fern ist der Morgen,
Es ist Mitternacht, Liebe, komm schlafen!»

«Komm schlafen mit mir in mein liebliches Haus;
Das Dach ist von grünendem Rasen umhegt,
Mit blauen und goldenen Blümlein durchwirkt,
Das Innre mit farbigen Steinen belegt,
Und mit wunderherrlichen Dingen geschmückt,
Mit dem schönsten Gebein, das die Menschen entzückt,
Mit Gebeinen der edelsten Helden.» --

«Geh, heb dich von hinnen, du Lügengespenst!
Du wagst es umsonst, meinen Mann dich zu nennen:
Dein Antlitz ist fremd mir, nie sah dich mein Auge,
Nie könnt ich in dir meinen Trauten erkennen!» --
Da lacht das Gespenst, daß es schauerlich gellt: «Ha ha -- ha!
Welch seltsamer Spaß aus der modernden Welt!
Hast Recht, meine Schöne!

Ich wohne mit viel Kameraden zusammen,
Und hab, von der Menge der Schädel verwirrt,
In der Eil einen fremden statt meines genommen;
Ich geh wieder hin, wo so sehr ich geirrt,
Und kehre zurück, bis den Schädel, den rechten,
Den eignen ich find unter allen den schlechten.»
So redet der Geist und verschwindet.

Und wiederum kommt er um Mitternacht;
Er erzählt, wie im Grabe die Toten leben,
Was im ewigen Schlafe die Schlummernden träumen,
Was in alten Zeiten es Neues gegeben,
Von Hoffnungen spricht er, die längst sind verklungen
Und das Liebeslied singt er, das einst er gesungen; --
Er ist's, doch sein Kopf ist ein andrer!

Und immer bringt er ein ander Gesicht;
Er hat ja der Masken beliebige Wahl,
Von Alten und Jungen, von Ernsten und Heitern,
Die man alle begrub unter einem Pfahl!
Kommt! ruft er der Frau und dem Söhnlein zu;
Sie fahren erschrocken empor aus der Ruh;
«O nicht! nicht führ uns von hinnen!»

Er rufet beharrlich sein Weib und sein Kind.
Und der Jahre zwanzig kommt immer er wieder,
Wie dem Grab er entsteigt, zerreißt ihm der Dorn
Die Gewänder, die flattern in Fetzen im Wind;
Er selber verkommt immer mehr und schwand
Zum Schatten dahin, der da huscht an der Wand,
Und er flüstert noch immer: O kommet!

Die Frau ergraut, und der Sohn wird als Jüngling
Ein Greis mit lebenssatter Gebärde,
Zur Qual für die Mutter, -- sein Herz ist krank,
Sein Herz ist schwer, es zieht ihn zur Erde.
«O finde doch endlich dein eigen Gesicht,
Schon fürchten dein nächtliches Kommen wir nicht,
Wir erwarten, erwarten's mit Seufzen!»

Und es weckt ihn der Ruf der Liebe vom Schlaf;
Er erscheint noch vor der Mitternachtsstunde,
Mit dem leuchtenden Antlitz, dem kühnen Blick,
Und wie vordem lächelnden Munde;
Und von sich schleudert er Leier und Schwert,
Denn jetzund soll er, was längst er begehrt,
Sein Kind und die Mutter umarmen.

Und fernhin führt er sie mit sich fort,
Wo das Grün seines Grabes sich jährlich erneut,
Darüber ein Strauch voller Rosen glüht,
Und duftige Blätter auf's Grab ihm streut; --
So nahm er denn Alles, was sein war, hinab,
Und jetzt erst ward Ruhe den Toten im Grab,
Und es leuchtet der Stern seines Ruhmes.

Die Nachtigall schmettert ihr Lied im Gebüsch,
Der Hirte singt unsres Dichters Gesang,
Ein Wetterleuchten erzittert fern
Am Himmel bei Sonnenuntergang,
Die Biene summt um der Blumen Trieb,
Und drunten flüstert der Tote: Mein Lieb,
Wir herzen einander nun ewig!



Der Taurige Mönch / Il monaco triste S.348

IT

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EN English Translation © 2011 by Sharon Krebs

In Sweden there stands a grey tower,
Sheltering owls, eagles;
For nine hundred years it has
Sported with rain, lightning and storm;
Whatever of humankind lived therein,
With joy and sorrow, has long passed away.

Rain is streaming, a rider approaches,
He digs his spurs into the horse's flanks.
He has lost his way
In twilight and in thought.
The forest writhes, howling in the wind
Like a whipped child.

The tower has an evil reputation in the land,
That at night, by bright light,
A spirit walks in monk's garb,
With a sad visage;
And whoever gazes into the monk's eyes
Becomes sad and wishes to die.

But without fear and dread the rider
Steps into the vaulted tower.
He leads his black stallion in with him
And merrily jokes with his horse:
"We would rather take our chances
With spirits than with wind and showers, eh?"

The saddle and the wet bridle
He unbuckles from his horse.
In the desolate room he spreads
His coat upon the ground
And blesses yet the ashes
Of the hands that built so watertight [a building].

And as he sleeps and as he dreams,
At the hour of midnight
His horse awakens him - it snorts and rears,
Bright is the tower round.
The wall glows as if on fire;
The man musters his heart.

The horse's nostrils are hugely dilated,
In fear it shows its teeth,
Trembling, the stallion beholds the ghost
And his mane stands on end;
Now the rider too sees the spirit
And crosses himself in the customary way.

The monk has come to stand before him,
So sorrowfully still, so eerie,
As if through him the whole world wept mutely,
So sad, oh how sad!
The wanderer gazes at him fixedly
And is overcome with sympathy.

The great and secret sorrow
That shudders through nature,
That a bleeding heart may discern,
That despair perceives,
But never reaches - that pain appears
In the eye of the monk; the rider weeps.

He cries: "Oh tell, what grieves you?
What so deeply moves you?"
But as the monk bows his head,
And begins to move his pale lips
In order to articulate the immense [sorrow],
[The rider] calls out in horror: "Speak not! Speak not!"

The monk disappeared, the day dawns greyly,
The wanderer departs;
But forthwith he utters not a sound,
Of death alone he is forced to think.
The black stallion touches no food,
The horse and rider are doomed.

And as the sun sinks in the evening,
Their hearts beat more anxiously,
The monk seems to beckon from every bush,
And all the leaves lament,
All the air around is wounded and sore -
The black stallion slowly walks into the lake.

DE

In Schweden steht ein grauer Turm,
Herbergend Eulen, Aare;
Gespielt mit Regen, Blitz und Sturm
Hat er neunhundert Jahre;
Was je von Menschen hauste drin,
Mit Lust und Leid, ist längst dahin.

Der Regen strömt, ein Reiter naht,
Er spornt dem Roß die Flanken.
Verloren hat er seinen Pfad
In Dämmrung und Gedanken.
Es windet heulend sich im Wind
Der Wald, wie ein gepeitschtes Kind.

Verrufen ist der Turm im Land,
Daß Nachts, bei hellem Lichte,
Ein Geist dort spukt im Mönchsgewand,
Mit traurigem Gesichte;
Und wer dem Mönch ins Aug' gesehn,
Wird traurig und will sterben gehn.

Doch ohne Schreck und Grauen tritt
Ins Turmgewölb der Reiter.
Er führt herein den Rappen mit
Und scherzt zum Rößlein heiter:
»Gelt du, wir nehmens lieber auf
Mit Geistern als mit Wind und Trauf?«

Den Sattel und den nassen Zaum
Entschnallt er seinem Pferde.
Er breitet sich im öden Raum
Den Mantel auf die Erde
Und segnet noch den Aschenrest
Der Hände, die gebaut so fest.

Und wie er schläft, und wie er träumt,
Zur mitternächt'gen Stunde
Weckt ihn sein Pferd, - es schnaubt und bäumt,
Hell ist die Turmesrunde.
Die Wand wie angezündet glimmt;
Der Mann sein Herz zusammennimmt.

Weit auf das Roß die Nüstern reißt,
Es bleckt vor Angst die Zähne,
Der Rappe zitternd sieht den Geist
Und sträubt empor die Mähne;
Nun schaut den Geist der Reiter auch
Und kreuzet sich nach altem Brauch.

Der Mönch hat sich vor ihn gestellt,
So klagend still, so schaurig,
Als weine stumm aus ihm die Welt,
So traurig, o wie traurig!
Der Wandrer schaut ihn unverwandt
Und wird von Mitleid übermannt.

Der große und geheime Schmerz,
Der die Natur durchzittert,
Den ahnen mag ein blutend Herz,
Den die Verzweiflung wittert,
Doch nicht erreicht - der Schmerz erscheint
Im Aug' des Mönchs, der Reiter weint.

Er ruft: »O sage, was dich kränkt?
Was dich so tief beweget?«
Doch wie der Mönch das Antlitz senkt,
Die bleichen Lippen reget,
Das Ungeheure sagen will:
Ruft er entsetzt: »Sei still! sei still!«

Der Mönch verschwand, der Morgen graut,
Der Wandrer zieht von hinnen;
Und fürder spricht er keinen Laut,
Den Tod nur muß er sinnen.
Der Rappe rührt kein Futter an,
Um Roß und Reiter ists getan.

Und als die Sonn' am Abend sinkt,
Die Herzen bänger schlagen,
Der Mönch aus jedem Strauche winkt,
Und alle Blätter klagen,
Die ganze Luft ist wund und weh -
Der Rappe schlendert in den See!



Das Schloss Am Meere / Il castello sopra il mare

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

“Hai visto il castello,
il castello sopra il mare?
E d’oro e rosa il mantello
Di nuvole fiammeggiare?

Sembra che voglia tuffarsi,
Nei flutti e sparire,
Sembra che voglia involarsi
Tra le nuvole in tanto bagliore.”

“Sì, l’ho visto il castello,
il castello sopra il mare:
la luna offuscata dal suo fardello
di nebbie tristi a meditare.”

“Hanno le brezze soffiato la melodia
delle onde l’incessante agitarsi?
Hai sentito dell’arpe l’armonia
nelle volte elevate frangersi?”

“I venti cessati e le onde
in un sonno profondo,
solo intesi, piangendo,
un funebre lamento da lassù.”

“Li hai visti là in alto camminare,
il Re e la sua Regina,
i mantelli regali svolazzare,
le corone dorate scintillare?

Non hai scorto insieme a loro
una vergine meravigliosa,
come il sole radiosa,
nella cornice dei suoi capelli d’oro?”

“Li ho visti, li ho visti, il Re e la Regina,
ma nessuna corona brillare,
vestiti in lutto di nero,
e nessuna fanciulla con loro.”

EN English Translation © 2008 by Walter A. Aue

Say, have you seen the castle,
the castle by the sea?
Above it, gold and roseate,
the clouds are floating free.

It seems to want to lower
itself to ocean's light,
it wants to stretch and hover
on evening clouds so bright.

"Oh, yes, I well did see it,
the castle by the shore,
and saw the moon above it
and drifting fogs galore."

The wind and water's motion,
did you enjoy their throng?
Did in the halls you listen
to strings and festive songs?

"The winds and waves you mention,
were deep down resting all,
I heard but songs of mourning,
and cried outside the hall."

Did not, atop the castle,
so proud walk King and Queen,
where waving crimson dresses,
and golden crowns are seen?

Did they not lead with pleasure
up there a maiden fair,
beautiful like the sunshine,
glowing in golden hair?

"Indeed, I saw both parents,
their heads of jewels free,
they wore the dress of mourning;
their child I did not see."

DE

Hast du das Schloß gesehen,
Das hohe Schloß am Meer?
Golden und rosig wehen
Die Wolken drüber her.

Es möchte sich niederneigen
In die spiegelklare Flut;
Es möchte streben und steigen
In der Abendwolken Glut.

"Wohl hab' ich es gesehen,
Das hohe Schloß am Meer,
Und den Mond darüber stehen
Und Nebel weit umher."

Der Wind und des Meeres Wallen,
Gaben die frischen Klang?
Vernahmst du aus hohen Hallen
Saiten und Festgesang?

"Die Winde, die Wogen alle
Lagen in tiefer Ruh,
Einem Klagelied aus der Halle
Hört ich mit Tränen zu."

Sahest du oben gehen
Den König und sein Gemahl?
Der roten Mäntel Wehen,
Der goldnen Kronen Strahl?

Führten sie nicht mit Wonne
Eine schöne Jungfrau dar,
Herrlich wie die Sonne,
Strahlend im goldnen Haar?

"Wohl sah ich die Eltern beide,
Ohne der Kronen Licht,
Im schwarzen Trauerkleide;
Die Jungfrau sah ich nicht."



Emma

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

Pensava a volte che quelli fossero i più bei giorni della sua vita, la luna di miele, così la chiamavano. Per assaporarne la dolcezza, avrebbe dovuto, senza dubbio, andarsene in quei paesi dai nomi risonanti dove i primi giorni di matrimonio si tingono di soavi languori.

EN English Translation by Judith Maillard

Sometimes she thought that these were after all the most beautiful days of her life, the honeymoon, as it is called. To taste their sweetness, she would probably have to travel to those countries with fine-sounding names, where the first days of married life are tinged with a more gentle lethargy.

FR

Elle songeait quelquefois que c’étaient là pourtant les plus beaux jours de sa vie, la lune de miel, comme on disait. Pour en goûter la douceur, il eût fallu, sans doute, s’en aller vers ces pays à noms sonores où les lendemains de mariage ont de plus suaves paresses.



Pastorale

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

Quando la sera il sole si corica sotto il mare del golfo, a riva si respira il profumo dei limoni; poi, di notte, soli, sulla terrazza di una villa, mano nella mano a guardare le stelle, a fare progetti. A lei sembrava che alcuni luoghi sulla terra fossero chiamati a produrre felicità, come quelle piante che prosperano solo su alcuni suoli e avvizziscono in altri.

EN English Translation by Judith Maillard

As the sun is sinking, on the shore of the bay, one breathes the perfume of the lemon-trees; then, on the terrace of a villa, alone hand in hand, one gazes at the stars while making plans. It seemed to her that certain places on earth must produce happiness just as some plants can only thrive in a particular soil.

FR

Quand le soleil se couche, on respire au bord des golfes le parfum des citronniers ; puis, le soir, sur la terrasse des villas, seuls et les doigts confondus, on regarde les étoiles en faisant des projets. Il lui semblait que certains lieux sur la terre devaient produire du bonheur, comme une plante particulière au sol et qui pousse mal tout autre part.



Tristesse

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

Ella era così triste e calma, e nel contempo così dolce e riservata, che si avvertiva sfiorandola un fascino glaciale, come quando nelle chiese il profumo dei fiori si congiunge al freddo dei marmi e ti fa rabbrividire.

EN English Translation by Judith Maillard

She was so sad and so quiet, so gentle and so reserved, that by her side, one felt under the spell of an icy charm, as when one shivers in a church at the scent of flowers mingling with the coldness of the marble.

FR

Elle était si triste et si calme, si douce à la fois et si réservée, que l’on se sentait près d’elle pris par un charme glacial, comme l’on frissonne dans les églises sous le parfum des fleurs mêlé au froid des marbres.



Chanson

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

Vagabondava sulla collina, tra le carrozze, un povero diavolo con un bastone. Canticchiava una canzone. La sua voce, debole all’inizio e lamentosa, divenne acuta. Si trascinava nella notte, come il gemito indistinto di un vago disagio, e attraverso il trillo delle sonagliere, il mormorio degli alberi e il brontolio della carrozza vuota, evocava qualcosa di remoto che sconvolse Emma.

EN English Translation by Judith Maillard

On the hill there was some poor old tramp wandering with his stick among the carriages. He was singing a little song. His voice, weak and wailing at first became shrill. It trailed off into the night like the confused lamentation of some vague distress, and through the jingling of the horses’ bells , through the murmur of the trees and the rumbling of the empty carriage, it had a far-away sound which overwhelmed Emma.

FR

Il y avait dans la côte un pauvre diable vagabondant avec son bâton, tout au milieu des diligences
Il chantait une petite chanson.
Sa voix, faible d’abord et vagissante, devenait aiguë. Elle se traînait dans la nuit, comme l’indistincte lamentation d’une vague détresse ; et, à travers la sonnerie des grelots, le murmure des arbres et le ronflement de la boîte creuse, elle avait quelque chose de lointain qui bouleversait Emma.



Réverie

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

Le sarebbe piaciuto vivere in una vecchia magione, come quelle castellane dal lungo corsetto, che sotto l’arabesco trilobato di una finestra, i gomiti appoggiati sulla pietra del davanzale, il mento su una mano, passavano i loro giorni a scrutare dal fondo della campagna l’arrivo di un cavaliere dalla piuma bianca a cavallo di un nero destriero.

EN English Translation by Judith Maillard

She would have loved to live in an old mansion, like those chatelaines in their long corsages who spent their days under their trefoiled rib vaults, elbows on the stone parapet, chin in hand, watching for a white-plumed rider on a black horse galloping towards her from far across the countryside.

FR

Elle aurait voulu vivre dans quelque vieux manoir, comme ces châtelaines au long corsage, qui, sous le trèfle des ogives, passaient leurs jours, le coude sur la pierre et le menton dans la main, à regarder venir du fond de la campagne un cavalier à plume blanche qui galope sur un cheval noir.



Tilbury

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

- Dove la porto signore? Domandò il cocchiere.
- Vai dove vuoi. Disse Leon spingendo Emma dentro la carrozza, e la pesante vettura si mise in marcia. Il cocchiere si asciugò la fronte, mise il suo cappello di cuoio tra le gambe e condusse la vettura nei controviali, sul terreno erboso vicino all’acqua.
- Prosegui! Esclamò una voce dall’interno della vettura. Questa proseguì lungo il fiume, sulla ghiaia del sentiero di traino, a lungo costeggiando l’Oyssel, fin dopo le isole.
- Vai avanti ti ho detto! Gridò la voce più furiosamente. Poi, verso le sei, la carrozza si fermò in una stradina di Beauvoisine, e una donna discese e cominciò a camminare senza guardarsi indietro, il velo abbassato.

EN English Translation by Judith Maillard

“Where is Monsieur going?” asked the coachman.
“Wherever you like” said Leon pushing Emma into the carriage, and the heavy machine started to move. The coachman drove them from the side-paths to the river bank, by the grass. “Keep going!” said a voice from the inside. The carriage went along the river bank, rattling along the gravel towpath, and for a long time, near Oyssel, beyond the islands. Then, around six o’clock, the carriage stopped in an alley. A woman got out and walked away, her face veiled, without a backward glance.

FR

— Où monsieur va-t-il ? demanda le cocher.
— Où vous voudrez ! dit Léon poussant Emma dans la voiture ; et la lourde machine se mit en route
Le cocher s'essuya le front, mit son chapeau de cuir entre ses jambes et poussa la voiture en dehors des contre-allées, au bord de l'eau, près du gazon.
— Continuez ! fit une voix qui sortait de l'intérieur
Elle alla le long de la rivière, sur le chemin de halage pavé de cailloux secs, et longtemps, du côté d'Oyssel, au-delà des îles.
— Marchez donc ! s'écria la voix plus furieusement.
Puis, vers six heures, la voiture s'arrêta dans une ruelle du quartier Beauvoisine, et une femme en descendit qui marchait le voile baissé, sans détourner la tête.



Romance

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

Ella si ripeteva: “Ho un amante! Un amante!”, dilettandosi a questa idea come se stesse rivivendo una nuova pubertà. Finalmente avrebbe goduto le gioie dell’amore, quella felicità febbrile di cui aveva disperato. Stava per vivere qualcosa di meraviglioso dove tutto sarebbe stato passione, estasi, delirio…

EN English Translation by Judith Maillard

She kept telling herself. “I have a lover! a lover!” revelling in the idea as if she had reached another puberty. At last she was to experience the joys of love, this fever of happiness she had despaired of. She was entering something wonderful where all would be passion, ecstasy and frenzy.

FR

Elle se répétait : " J'ai un amant ! un amant ! " se délectant à cette idée comme à celle d'une autre puberté qui lui serait survenue. Elle allait donc posséder enfin ces joies de l'amour, cette fièvre du bonheur dont elle avait désespéré. Elle entrait dans quelque chose de merveilleux où tout serait passion, extase, délire...



Jeu

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

Si rammentò allora delle eroine dei libri che aveva letto, e la schiera poetica di quelle adultere si mise a cantarle nella memoria con voci tenere ed ammalianti di sorelle. Entrò essa stessa da protagonista in questa fantasia e realizzò il sogno a lungo accarezzato nella sua giovinezza, identificandosi in quel tipo di innamorata, che aveva così a lungo invidiato. C’era in tutto questo anche il gusto della vendetta. Non aveva così tanto sofferto? Ma ella trionfava infine e l’amore, così a lungo soffocato, sgorgava ora con gioiosa esuberanza. L’assaporava senza rimorsi, senza inquietudine, senza angoscia.

EN English Translation by Judith Maillard

She recalled the heroines of the books she had read, and the lyric legions of these adulteresses began to sing in he memory with enchanting sisterly voices. She was becoming part of her own fantasies, realizing the endless dream of her youth, playing the role of one of these great lovers she had envied for so long. Moreover, Emma felt the satisfaction of revenge, for had she not suffered enough? Now she was triumphing and love, so long suppressed, was gushing forth in joyous turbulence. She could savour it without remorse, without anxiety, without worry.

FR

Alors elle se rappela les héroïnes des livres qu'elle avait lus, et la légion lyrique de ces femmes adultères se mit à chanter dans sa mémoire avec des voix de soeurs qui la charmaient. Elle devenait elle-même comme une partie véritable de ces imaginations et réalisait la longue rêverie de sa jeunesse, en se considérant dans ce type d'amoureuse qu'elle avait tant envié. D'ailleurs, Emma éprouvait une satisfaction de vengeance. N'avait-elle pas assez souffert ! Mais elle triomphait maintenant, et l'amour, si longtemps contenu, jaillissait tout entier avec des bouillonnements joyeux. Elle le savourait sans remords, sans inquiétude, sans trouble



Autographe

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

- Esci questa sera? Chiese lei
- Sì, perché?
- Oh! Niente, niente, caro.
E appena si fu sbarazzata di suo marito, salì e si chiuse nella sua stanza.

EN English Translation by Judith Maillard

“Are you goin out tonight?” she asked.
“Yes, why?”
“Oh nothing! Nothing really dear!” As soon as she was rid of her husband, she went upstairs to her room and locked herself in.

FR

— Sors-tu ce soir ? demanda-t-elle.
— Oui, pourquoi ?
— Oh ! rien, rien, mon ami.
Dès qu'elle fut débarrassée de Charles, elle monta s'enfermer dans sa chambre



La saint Hubert

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

Emma non dormiva. Faceva finta di essersi addormentata, e mentre lui prendeva sonno accanto a lei, lei si risvegliava ad altri sogni. Al galoppo di quattro cavalli, da otto giorni veniva condotta in un paese nuovo, da dove non sarebbero più ritornati. Andavano, andavano, i corpi abbracciati. Senza parlare.

EN English Translation by Judith Maillard

Emma was not sleeping. She was pretending to be asleep, and he was dozing off by her side, she was awake to other dreams. Four galloping horses had been leading them for eight days towards a new land whence they would never return. On they went, on they went, arm in arm, without a word.

FR

Emma ne dormait pas, elle faisait semblant d'être endormie ; et, tandis qu'il s'assoupissait à ses côtés, elle se réveillait en d'autres rêves.
Au galop de quatre chevaux, elle était emportée depuis huit jours vers un pays nouveau, d'où ils ne reviendraient plus. Ils allaient, ils allaient, les bras enlacés, sans parler.



Soupir

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

Allora, gli appetiti della carne, la brama di denaro e le melanconie della passione, tutto si confondeva in un’unica sofferenza; e invece di distoglierne il pensiero, ella vieppiù vi si attaccava, eccitandosi al dolore e cercandone dappertutto le occasioni. Si irritava per un pietanza mal servita o per una porta lasciata socchiusa. Pativa per il velluto che non aveva, per la felicità che le mancava, per i suoi sogni troppo elevati, per la casa troppo piccola.

EN English Translation by Judith Maillard

Then the cravings of the flesh, the yearning for money and the melancholy of passion, all merged into the same suffering, and instead of diverting her thoughts from it, she held on to her sorrow all the more, increasing her pain and seeking all the opportunities to do so. A dish clumsily served or a door left ajar would irritate her. She bemoaned the velvet she did not have, the happiness she lacked, her dreams that were too high-flown, her house that was too small.

FR

Alors les appétits de la chair, les convoitises d'argent et les mélancolies de la passion, tout se confondit dans une même souffrance ; et au lieu d'en détourner sa pensée, elle l'y attachait davantage, s'excitant à la douleur et en cherchant partout les occasions. Elle s'irritait d'un plat mal servi ou d'une porte entrebâillée, gémissait du velours qu'elle n'avait pas, du bonheur qui lui manquait, de ses rêves trop hauts, de sa maison trop étroite.



Dans Le Bois

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

Le ombre della sera scendevano; il sole all’orizzonte, penetrando tra i rami, le abbagliava la vista. Qui e là, intorno a lei, nelle foglie o per terra, macchie luminose tremolavano, come se dei colibrì, aleggiando, avessero sparpagliato le loro piume. Il silenzio era dappertutto; qualcosa di dolce sembrava scaturire dagli alberi.

EN English Translation by Judith Maillard

The evening shadows were falling, the horizontal sun, sinking through the boughs, dazzled her eyes. hither and thither, all around her, on the leaves or down on the ground, patches of light were quivering as if flying hummingbirds had scattered their feathers. Silence was everywhere, something gentle seemed to come out of the trees.

FR

Les ombres du soir descendaient ; le soleil horizontal, passant entre les branches, lui éblouissait les yeux. Çà et là, tout autour d'elle, dans les feuilles ou par terre, des taches lumineuses tremblaient, comme si des colibris, en volant, eussent éparpillé leurs plumes. Le silence était partout ; quelque chose de doux semblait sortir des arbre.



Promenade

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

Non era la prima volta che osservavano gli alberi, il cielo blu, i prati verdi, che ascoltavano l’acqua scorrere e la brezza alitare tra le foglie; ma non avevano mai ammirato tutto ciò, come se la natura non fosse esistita prima di allora, o come se avesse cominciato ad esser bella solo con l’appagamento dei loro desideri.

EN English Translation by Judith Maillard

It was not the first time they had seen trees, blue skies, green grass, not the first time they had heard running water or the breeze blowing through the foliage, but no doubt had never admired all that, as if nature had not existed before or had only begun to look beautiful since the gratification on their desires.

FR

Ce n’était pas la première fois qu’ils apercevaient des arbres, du ciel bleu, du gazon, qu’ils entendaient l’eau couler et la brise soufflant dans le feuillage ; mais ils n’avaient sans doute jamais admiré tout cela, comme si la nature n’existait pas auparavant, ou qu’elle n’eût commencé à être belle que depuis l’assouvissance de leurs désirs.



Pensée

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

Ma il fuoco appassì, forse perché il legno si stava esaurendo o forse perché ne era stato messo troppo. L’amore, poco a poco, si spense per inedia, l’abitudine soffocò i rimpianti; e quella vampata d’incendio che aveva imporporato il suo cielo pallido si coprì di ombre sempre più spesse e gradualmente svanì.

EN English Translation by Judith Maillard

Yet the flames were burning out, whether because the fuel had run out, or whether because the fire had been piled too high. Little by little, love dimmed with absence, regrets were smothered by habit, and the blaze that had once crimsoned her pale skies became overcast with shadows and disappeared by degrees.

FR

Cependant les flammes s'apaisèrent, soit que la provision d'elle-même s'épuisât, ou que l'entassement fût trop considérable. L'amour, peu à peu, s'éteignit par l'absence, le regret s'étouffa sous l'habitude ; et cette lueur d'incendie qui empourprait son ciel pâle se couvrit de plus d'ombre et s'effaça par degrés.



Chagrin

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

La tristezza ingolfò la sua anima, con il mugghio dolce di un vento invernale che s’infiltra nei castelli abbandonati. Era quel fantasticare su ciò che non tornerà più, quella prostrazione che ti assale raggiunto un traguardo, quel dolore infine che si avverte all’interrompersi immediato di un movimento abituale, la cessazione brusca di una vibrazione prolungata.

EN English Translation by Judith Maillard

Sorrow was rushing into her soul with a soft howl like the sound of the winter wind in some deserted castle. It was the kind of reverie one has about something that will come no more, the weariness that comes upon one when a task is done, the pain brought about by the interruption of a familiar movement, or by the abrupt ending of a prolonged vibration.

FR

e chagrin s'engouffrait dans son âme avec des hurlements doux, comme fait le vent d'hiver dans les châteaux abandonnés
C’était cette rêverie que l’on a sur ce qui ne reviendra plus, la lassitude qui vous prend après chaque fait accompli, cette douleur enfin que vous apportent l’interruption de tout mouvement accoutumé, la cessation brusque d’une vibration prolongée.



Barcarolle

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

Mai Madame Bovary era stata così bella come ora; aveva quella bellezza indefinibile che risulta dalla gioia, dall’entusiasmo, dal successo, e che non è che l’armonia del temperamento con le circostanze. I suoi ardenti desideri, le sue tristezze, l’esperienza del piacere e le sue illusioni sempre giovani, l’avevano fatta maturare, come il letame, la pioggia, i venti e il sole fanno sbocciare i fiori, ed ella rigogliosa splendeva nella pienezza del suo essere. La sua voce ora aveva inflessioni più morbide, ed anche il suo corpo; qualcosa di sottile e penetrante emanava perfino dai ricami dei suoi vestiti e dalla graziosa curvatura del suo piede. Come nei primi tempi del matrimonio, Carlo la trovava deliziosa e affatto irresistibile.

EN English Translation by Judith Maillard

Never had Madame Bovary looked so beautiful as she did now. She had that indefinable beauty which results from joy, enthusiasm, success, and which is but the harmony of temperament and circumstances. her cravings, her sorrow, her experience of pleasure and her still-fresh illusions had gradually developped her, just as flowers thrive thanks to manure, rain wind and sun, and at last, she was blooming in the plenitude of her being. Charles, as in the first days of his marriage, thought she was altogether charming and irresistible.

FR

Jamais madame Bovary ne fut aussi belle qu’à cette époque ; elle avait cette indéfinissable beauté qui résulte de la joie, de l’enthousiasme, du succès, et qui n’est que l’harmonie du tempérament avec les circonstances. Ses convoitises, ses chagrins, l’expérience du plaisir et ses illusions toujours jeunes, comme font aux fleurs le fumier, la pluie, les vents et le soleil, l’avaient par gradations développée, et elle s’épanouissait enfin dans la plénitude de sa nature. Sa voix maintenant prenait des inflexions plus molles, sa taille aussi ; quelque chose de subtil qui vous pénétrait se dégageait même des draperies de sa robe et de la cambrure de son pied. Charles, comme aux premiers temps de son mariage, la trouvait délicieuse et tout irrésistible.



Dernierre Feuillet

IT Traduzione Italiana © 2013 – Alberto Riccardi

Non era felice, mai lo era stata. Da dove veniva dunque questa insufficienza di vita, questa corruzione istantanea delle cose su cui ella si appoggiava? Niente, del resto, valeva la pena di una ricerca; tutto era menzogna! Ogni sorriso nascondeva uno sbadiglio di noia, ogni gioia una maledizione, ogni piacere il suo disgusto, e i migliori baci lasciavano sulle labbra una voglia irresistibile di una voluttà più intensa.

EN English Translation by Judith Maillard

She was not happy, had never been so. Where did this insufficiency of life come from? Why did everything always instantaneously decay? Anyway, it was no use looking for answers, it was all lies! Every smile hid a yawn of boredom, every joy a curse, every pleasure its own disgust, and even the most perfect kisses only left on the lips an irresistible craving for a more intense delight.

FR

Elle n’était pas heureuse, ne l’avait jamais été. D’où venait donc cette insuffisance de la vie, cette pourriture instantanée des choses où elle s’appuyait? Rien, d’ailleurs, ne valait la peine d’une recherche ; tout mentait ! Chaque sourire cachait un bâillement d’ennui, chaque joie une malédiction, tout plaisir son dégoût, et les meilleurs baisers ne vous laissaient sur la lèvre qu’une irréalisable envie d’une volupté plus haute.



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